Esterzili visto dal Monte Santa VittoriaEsterzili, paese della Sardegna centro orientale appartenente storicamente alla Barbagia di Seulo, sorge sul limitare di una zona ricca di rilievi, racchiusa tra il Gerrei, il Sarcidano e l'Ogliastra; il territorio, la cui altitudine media è di circa 800 metri, è dominato dall’imponente e frastagliato monte Santa Vittoria che raggiunge la quota di 1212 metri.

Il centro storico, nonostante alcune delle antiche casette siano state abbattute per far posto ad altre più moderne, conserva ancora intatto il suo fascino, in particolare grazie ai caratteristici “murales” e alle fresche sorgenti che sgorgano in diversi rioni: la leggenda narra che proprio nelle vicinanze di una di esse, chiamata “Funtana ‘e Idda”, decise di stabilirsi un pastore di Fonni con la sua famiglia, il quale diede così vita al primo nucleo abitativo di Esterzili.

Da allora il paese è cambiato notevolmente, ma i suoi 844 abitanti possono ancora godere di un territorio che mantiene la suggestione degli infiniti silenzi, dei boschi secolari, delle profonde gole scavate dalle acque che danno vita ai caratteristici “tacchi”, gli imponenti banchi calcarei che affascinano il visitatore ed attirano gli amanti del “free climbing”; un modo unico ed assolutamente straordinario per visitare queste terre è il famoso Trenino Verde delle Fds, il cui tracciato si snoda da Mandas ad Arbatax.

Dominati dai venti di maestrale e dalla tramontana, gli 11.000 ettari di superficie territoriale appartenenti ad Esterzili sono attraversati dal Flumendosa, il cui corso è stato sbarrato nel 1957 per creare il lago del Medio Flumendosa, lungo ben 17 chilometri.

La flora e la vegetazione, caratterizzate dalla meravigliosa macchia mediterranea, dalle sugherete e dai lecci, offrono riparo e nutrimento ad una fauna molto varia, con diverse specie endemiche e rare come il Discoglosso sardo, l’'Aquila del Bonelli e il Muflone.

Le immense foreste che un tempo si estendevano su questo territorio, unitamente all’abbondanza di acque, di pascoli e alla facilità difensiva hanno favorito lo stanziamento dell’uomo sin dai tempi più remoti: numerose sono infatti le testimonianze del passato, con circa 50 siti archeologici dei quali 35 nuragici, concentrati in gran parte sulla sommità degli altopiani.

Proprio su un altopiano del monte Cuccureddì, ad un’altitudine di circa 1000 metri sorge la "Domu de Orgìa", uno dei più importanti templi a megaron dell’intero Mediterraneo, risalente all’età del Bronzo recente (XIV secolo a.C.) e edificato in un punto strategico, al centro di un antico nodo stradale che consentiva il controllo dei traffici locali; il tempio, sovrappostosi in parte ad un villaggio nuragico ancora più antico, è legato alla leggenda della crudele maga Orgìa, la quale custodisce un immenso tesoro protetto da ”sa musca macedda”, una terribile e sanguinaria mosca macellaia.

Importantissima per la comprensione delle vicende storiche di questo territorio e dell’intera Sardegna è anche la cosiddetta “Tavola di Esterzili”, una lastra in bronzo pesante circa 20 kg ritrovata casualmente nel 1866 da un agricoltore mentre arava i suoi campi: l’eccezionale documento reca incisa una sentenza, emessa nel 69 d.C. dal proconsole romano L. Elvio Agrippa, la quale si riferisce ad una lite di confine tra due popolazioni dell’antica “Barbaria” sarda, i “Galillenses”, pastori, accusati di essersi impadroniti illegittimamente delle terre appartenenti ai “Patulcenses Campani”, agricoltori e proprietari delle terre fin dal II secolo a.C.

Le popolazioni di pastori della Barbagia si opposero strenuamente alla conquista dei loro territori da parte di Roma, mettendo continuamente in atto scorribande e azioni di brigantaggio verso le pianure, nonostante (così vuole la tradizione) fosse stato stipulato un accordo di pace con il pretore Azio Balbo.

Durante il periodo bizantino, mentre i fieri Barbaricini proseguivano con le loro incursioni fu finalmente stipulata una pace duratura, grazie soprattutto all’intervento del papa Gregorio Magno e alla conversione al cristianesimo del condottiero dei popoli della Barbagia, Ospitone.

Il dominio di Bisanzio sulla Sardegna proseguì fino all’VIII secolo, quando nacquero i Giudicati ed Esterzili entrò a far parte di quello cagliaritano nella curatoria della Barbagia di Seulo; quando il Giudicato di Cagliari fu sconfitto dalla repubblica marinara di Pisa e dai suoi alleati sardi, la curatoria della Barbagia di Seulo passò al Giudicato di Arborea.

Nel 1323 una potente armata guidata dal primogenito del Re d’Aragona, l’Infante Alfonso, e dall’ammiraglio Francisco Carroz conquistò la Sardegna: Esterzili venne così unito al feudo di Mandas e, dopo tutta una serie di intricate vicende successorie e dinastiche, nel 1614 entrò a far parte del Ducato di Mandas, per le cui vicende rimandiamo alle pagine dedicate.

Sotto il regno di Carlo Alberto i feudi vennero aboliti e nel 1847 Esterzili entrò a far parte prima del Regno Sardo-Piemontese e poi, nel 1861, del nuovo Regno d’Italia.

Tra gli antichi riti e le tradizioni tramandatesi attraverso i secoli ricordiamo, il 17 gennaio, la festa in onore di Sant’Antonio Abate, caratterizzata dall’accensione di un grande falò e da un banchetto a base dei tipici prodotti locali, carne arrosto, vino, dolci sardi e “is culurxonis”, i gustosi agnolotti di pasta di semola di grano duro ripieni di formaggio e patate lesse, considerati una vera specialità.

I prodotti tipici rimandano all’economia tradizionale del territorio, basata essenzialmente sull’allevamento e in misura minore sull’agricoltura, ma anche sul commercio e l’artigianato, con grandi potenzialità di sviluppo nel settore del turismo naturalistico ed escursionistico.