Il piccolo comune di Lodine, frazione di Gavoi fino al 1988, sorge in provincia di Nuoro ad un’altitudine di 884 metri sopra il livello del mare, a breve distanza dal lago di Gusana, bacino artificiale creato dalla diga che, in località San Pietro, ha sbarrato il corso del fiume Taloro.

Immensa ricchezza ambientale, naturalistica e turistica, il lago ha favorito la crescita di una rigogliosa vegetazione, contribuendo anche a mitigare il clima della zona; nelle sue acque è possibile praticare la pesca sportiva (nel lago sono presenti trote, tinche, carpe e persici) e gli sport acquatici, oltre che effettuare escursioni, trekking e passeggiate a cavallo alla scoperta di angoli ancora incontaminati.

All’interno del centro abitato, che ha una popolazione di 406 abitanti, si possono ammirare la chiesa di San Giorgio (risalente al XVI secolo), una capanna nuragica e il nuraghe monotorre “De sas trinta battaglias”, oltre che godere di una splendida vista sul lago di Gusana e sui monti della catena del Gennargentu e di Oliena, che si stagliano maestosi all’orizzonte.

Il territorio comunale di Lodine, esteso su una superficie di 7,67 chilometri quadrati e coperto per la maggior parte da boschi di leccio e roverella, conserva numerosi resti delle antiche civiltà della Sardegna, con ben 12 nuraghi (alcuni molto ben conservati, come quelli di Arrana, Ghivili, Soroeni con l’annesso villaggio nuragico), due tombe di giganti e 11 domus de janas, le antichissime “case delle fate”.

Tra le domus de janas, databili intorno alla fine del IV millennio a.C, citiamo quelle di “S'iscritzola”, nei pressi del lago di Gusana, e la necropoli di “Uniai” composta di numerose tombe unicellulari e caratterizzata dal fatto che le stesse non sono, come solitamente avviene, scavate su un costone roccioso, bensì sono state ricavate all’interno di enormi massi separati l’uno dall’altro e ben distanziati tra loro.

Tra i villaggi nuragici di Lodine (Tziu Andria, Ghivili, Su Tusorzu, S’Ishoparzu) merita una citazione quello di Soroeni, dove gli scavi tuttora in corso sulla collinetta hanno messo in luce una serie di capanne a pianta complessa, edificate con conci di piccole dimensioni e, in alcuni casi, sfruttando le formazioni rocciose naturali gia presenti sul terreno.