Il nome Barbagia nasce, nel corso dei secoli, dalle successive trasformazioni del termine “Barbaria”, col quale gli antichi romani usavano chiamare la zona centro orientale della Sardegna, considerata terra di “barbari” perché abitata da popolazioni fiere e ribelli, che rifiutarono di assoggettarsi passivamente al potere di Roma e non accettarono mai l’imposizione di usi e costumi estranei alla loro cultura.

Dalle iscrizioni romane ritrovate emerge che esistevano almeno 30 differenti “Civitates Barbariae”, cioè popolazioni e tribù di pastori, spesso in lotta tra loro per motivi di pascolo ma sempre unite contro coloro che venivano considerati degli invasori: nonostante le poderose legioni romane disponessero sicuramente di maggiore potenza, non ebbero mai definitivamente la meglio contro la forza e il coraggio dei Galillenses, degli Ilienses, dei Parati, dei Balari, degli Aconiti, solo per citare alcune delle stirpi principali.

Con la conversione al cristianesimo, avvenuta in modo ancora oggi misterioso, questi popoli persero pian piano la loro innata combattività e nel periodo giudicale ritroviamo il territorio nel quale vivevano suddiviso in quattro Barbagie: di Ollolai, Mandrolisai e Belvì, appartenenti al Giudicato di Arborea, di Seulo, appartenente al Giudicato di Cagliari.

La Barbagia di Seulo ed i Comuni in essa compresi (Esterzili, Sadali, Seui, Seulo e Ussassai) seguirono quindi le confuse vicende del Giudicato calaritano, condizionate fortemente dalla politica delle repubbliche marinare di Pisa e Genova; alla caduta del Giudicato di Cagliari la Barbagia di Seulo fu inclusa per un breve periodo in quello di Arborea, fino all’occupazione da parte di Pisa avvenuta nel 1297.

 

Il dominio pisano durò solo pochi decenni perché nel 1323 una poderosa flotta aragonese, al comando dell’ammiraglio Francisco Carroz e del primogenito del Re di Aragona, l’infante Alfonso, conquistò l’isola dando vita al Regno di Sardegna e Corsica (19 giugno 1324).

L’infante Alfonso dovette sdebitarsi con i nobili che lo avevano aiutato nell’occupazione, concedendo loro in feudo una consistente parte dei territori conquistati e riuscendo così a porre tutta l’isola sotto il controllo aragonese: la Barbagia di Seulo fu quindi spartita tra Nicolò Carroz, Bartolomeo Subirats e Guglielmo Montgry.

Dopo pochi anni Montgry cedette la sua parte di territorio al Carroz, il quale nel 1345 sposò l’erede dei Subirats e divenne così signore dell’intera Barbagia di Seulo; nel 1352 Giovanni Carroz unì il territorio al feudo di Mandas.

Dopo numerosi passaggi successori, sotto la Corona di Spagna (nata nel 1479 in seguito al matrimonio tra il Re d’Aragona Ferdinando II e Isabella di Castiglia) la Barbagia di Seulo entrò a far parte del Ducato di Mandas, concesso il 23 dicembre 1614 dal Re di Spagna Filippo III a don Pietro Maza de Carroz Ladron, seguendone le successive vicende storiche.

Il dominio pisano durò solo pochi decenni perché nel 1323 una poderosa flotta aragonese, al comando dell’ammiraglio Francisco Carroz e del primogenito del Re di Aragona, l’infante Alfonso, conquistò l’isola dando vita al Regno di Sardegna e Corsica (19 giugno 1324).

L’infante Alfonso dovette sdebitarsi con i nobili che lo avevano aiutato nell’occupazione, concedendo loro in feudo una consistente parte dei territori conquistati e riuscendo così a porre tutta l’isola sotto il controllo aragonese: la Barbagia di Seulo fu quindi spartita tra Nicolò Carroz, Bartolomeo Subirats e Guglielmo Montgry.

Dopo pochi anni Montgry cedette la sua parte di territorio al Carroz, il quale nel 1345 sposò l’erede dei Subirats e divenne così signore dell’intera Barbagia di Seulo; nel 1352 Giovanni Carroz unì il territorio al feudo di Mandas.

Dopo numerosi passaggi successori, sotto la Corona di Spagna (nata nel 1479 in seguito al matrimonio tra il Re d’Aragona Ferdinando II e Isabella di Castiglia) la Barbagia di Seulo entrò a far parte del Ducato di Mandas, concesso il 23 dicembre 1614 dal Re di Spagna Filippo III a don Pietro Maza de Carroz Ladron, seguendone le successive vicende storiche.